2009 - di catrame di anima

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E’ stato come mettere nero su bianco in questo percorso avviato dapprima con gli amici pittori e, poi, proseguito con i poeti, gli scienziati della parola.

L’intento per tutti è stato quello di esternare al di fuori del proprio sé i bisogni veri, che non sono solo la dualità e l’intreccio fra arte e vita che attraverso l’opera si mostrano, ma sono le stesse cose della realtà dell’uomo, costretto a lottare per la sopravvivenza e vincere la scarsità e la miseria senza deificarsi.

Già il titolo scelto per il progetto, di catrame di anima, si pone come cerniera tra le vecchie dimensioni linguistico-espressive e le nuove tematiche della ricerca attuale. L’evento che si propone non è altro che la riflessione profonda sul significato della sofferenza e della vita umana, che i crani rievocano tra segni, pigmenti e tracce di catrame e attraverso le parole “incise” degli amici poeti.

Il risultato è di grande forza evocativa: poesie sospese che suscitano emozioni e vertigini, parole catturate e incise nella materialità dei pigmenti e del catrame, per poi precipitare, senza difesa, in grovigli di segni in carboncino che si annullano in macchie nere fino a farne sentire l’ultimo respiro. I crani sono intelligenze senza identità, sospesi nel tempo. Non rappresentano più la monade di Leibniz, intesa come unità di coscienza o singolarità spirituale che nella modernità incarna la realtà ultima dell’universo gravitazionale ma, al suo posto, la storia come soggetto emblematico di una trama intensa, fitta di significati, che richiamano alla luce una più vasta sfera della conoscenza.

La storiografia inscrive i propri simboli all’interno di un percorso culturale e antropologico: nella modernità i buoni samaritani legano l’uso del cranio-oggetto ad atteggiamenti cinici e di mercato, spogliandolo dei suoi valori simbolici e relegandolo alla sfera di sensi e della materialità consumistica. Il teschio è, invece, dotato di una grande capacità di trasfigurazione e cede alla seduzione della parola che finisce per modellarsi su di lui. Il concetto di morte dovrà essere ricondotto al suo valore originario, rafforzando i legami canonici fra la realtà e l’immaginario e contribuendo alla costruzione di un evento. In questa mia installazione i crani saranno collocati su una parete: da una parte la storia come soggetto emblematico in posizione frontale e in rapporto dialettico con un unico cranio dorato, dedicato al poeta Scartaghiande, e accompagnato dalla citazione di Leibniz “Ossa Leibnitii, Noli me tangere”.

La sistemazione dei crani sulla parete con il volto orientato verso il basso proprio come se fossero palle di cannone, contribuisce a creare spazi di confronto dialettico e d’interpretazione ma anche momenti di riflessione sulle mille incertezze del futuro e sulla caduta dell’utopia.

 Il progetto di catrame di anima vuole farci riscoprire i luoghi dell’anima e aiutarci a capire il senso vero della vita. Ringrazio di cuore i poeti che hanno reso possibile attuare questa mia idea e affiancarmi nella realizzazione di questa installazione : Paolo Aita, Franco Araniti, Pino Corbo, Franco Dionesalvi, Rosa Foschi, Franco Gordano, Francesco Graziano, Luigi Mandoliti, Antonio Nesci, Rossano Onano, Luca Maria Patella, Gerardo Pedicini, Daniele Pieroni, Paolo Ruffilli, Gregorio Scalise, Gino Scartaghiande.

Salvatore Anelli


Video Opera presentata a Cosenza   Video Opera presentata a Roma


Dati della mostra:

Galleria VertigoArte in Cosenza 9 maggio - 9 giugno 2009
video realizzato da Alessandro Gordano

Galleria d'arte La Nube D'OOrt in Roma 4 Ottobre - 10 novembre 2009
video realizzato da Orazio Garofalo

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