1998 - Tra i ricordi della cenere

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Si è pensato all’arte astratta sempre a partire dall’arte figurativa. Ogni volta che ci siamo trovati davanti ad una realizzazione astratta abbiamo soppesato la distanza che separa il segno astratto dalla rappresentazione veridica. Abbiamo voluto constatare e quantificare l’arbitrio (questo pensavamo!) che l’artista si era concesso per disubbidire e non fare ciò che la macchina fotografica accetta di fare di buon grado.


In verità non si può essere fieri di un’interpretazione che, come questa, non cessa di misurare la distanza dell’astratto dal figurativo e, di conseguenza, ancora non ha tagliato il cordone ombelicale con la figurazione. S. Anelli fa parte di quella generazione di artisti che danno per scontato questo taglio e il riferimento alla figura, alla rappresentazione, è sempre assente dai suoi lavori. Un’interpretazione più attuale di queste opere mi fa procedere verso l’identificazione del fatto storico e biografico che le ha generate. Questi lavori si realizzano sulla base di sovrapposizioni, ma gli strati si accumulano con apparente disordine, così in questi lavori si ha prepotente la sensazione del cumulo, ovvero della pira: di oggetti sovrapposti non per essere riposti, ma distrutti. S. Anelli agisce nei suoi quadri con fare sacrificale: probabilmente l’atto al quale vengono avviati questi materiali è una combustione: queste sono le due tracce da seguire ancor più delle apparenze formali in queste opere.

Così mi spiego questa materia liquefatta, questo nero predominante, gli impuri bianchi sottratti alla cenere. Quello che la psicanalisi chiamerebbe “scena primaria” ed io ossequio alla ossessionata precisione di questi lavori designo come factotum, storia vissuta, cronaca subita, è stato verosimilmente un incendio.

La precisione in questi lavori è spia di un atteggiamento bivalente: da una parte l’oggetto è prelevato e rispettato proprio come se non fosse successo niente, dall’altra la materia che compone l’oggetto è sottoposta a trasmutazione che spesso la rendono irriconoscibile.

E’ questo il segreto lavoro del lutto: da una parte si vorrebbe il ritorno dello scomparso, dall’altra ci si rassegna alla sua dipartita: vi era comunque in lei qualcosa, un desiderio inconscio che non si opponeva a quella morte, che sarebbe giunto anzi a procurarla, se ne avesse avuto il potere”( S. Freud, Totem e tabù. MI. 1974. pag. 90)”.allo stesso modo quest’arte indugia sull’inestricabile nodo che coniuga odio e amore, memoria e assenza, celebrazione e sacrificio. Alla china del secolo Anelli presenta un appello di scomparsi. A questa corale compassione non possiamo che proporre attenzione e rispetto: potremo ascoltare così tutto intero lo strascico di una civiltà che sta per scomparire.

a cura di Paolo Aita

Dati della mostra:

Casa delle Culture in Cosenza - ottobre del 1998

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