2006 - Buio Luminoso

In The return of the native, solido romanzo che precede il più celebre e bellissimo Tess dei d’Urberville, Thomas Hardy situa le vicende del libro nella brughiera del Wessex inglese, arida landa di eriche e ginestre in cui nebbia e buio allignano fraterni. Ed è proprio in quel buio che si accendono i fuochi portatori di ventura o sventura, che si attuano le epifanie, che i personaggi incontrano il proprio destino. L’oscura brughiera in fondo sta lì da secoli e custodisce silenziosamente le storie che vi si accampano. La luce improvvisa di un falò, di un focolare, lascia irrompere un evento che spesso è foriero di tragedia. Il buio recita una sua saggezza. La luce al contrario può paradossalmente destabilizzare un equilibrio antico e come suona il motto latino addirittura “In lumen insania venit et fugavit ratio”…



Lungo è il catalogo della letteratura notturna. Paolo Aita nel suo libro Estratti dal buio dimostra di serbarne memoria. Ma il suo eloquio più che citare, sembra voler svelenire dilemmi e aporie rimasti a galleggiare nell’ombra dei tempi. Ecco perché non tenta acrobazie, oppure le prova senza artifici. Ecco perché scrive che la “teologia è la filosofia che fa i suoi esercizi senza rete”. E che dire della mistica, che fa della notte oscura (Juan de la Cruz) il perno del suo dramma spirituale? Transito, spoliazione e ascesi?

Buio luminoso: in questo ossimoro è racchiuso un segreto della nostra essenza di viandanti, di uomini in cammino verso una verità, verso un dominio in cui sia restituito senso alla condizione del vivere. Ed è bene che sia un’opposizione linguistica ad aprirci la via. Tutti agognamo un “giardino” edenico e in questo, come scrive Aita, “le parole bussano prima di entrare e disturbare”. Le parole sono scintille, faville e brillano come stelle nella notte. Le parole illuminano e permettono ai migliori di farsi veggenti o profeti. Esse valorizzano il silenzio che è corrispettivo dell’oscurità. Certo le parole implicano un sacrificio, un principio venatorio: al modo della falena che va a bruciarsi nella fiamma di una candela.
Allora suppongo che gli artisti chiamati a confrontarsi con le pagine del libro di Aita ma anche e soprattutto con ciò che quel libro addita, non si siano sottratti alla prova del fuoco: meglio, che abbiano tutti catturato un barlume di luce nel proprio buio interiore e che abbiano bussato alla porta della notte e del sonno. Ho visionato in anteprima le loro opere: la traccia dell’ossimoro è talvolta lampante, altre volte recondita, ammansita. Il nero e il bianco prevalgono ma ho anche visto qualche colore più acceso e d’altronde chi può negare che ci siano esplosioni di colore nel buio !

C’è chi ha fatto della luce un atto volontario, un’effrazione al recinto delle tenebre; chi invece ha lasciato emergere il chiaro come un’emanazione.
Sempre però la natura dell’ossimoro è stata rivelata nello spazio che rapporta mente e sensi e con ciò gli artisti si sono messi in gioco interamente: senza veli o ritrosie, consapevoli che l’occasione esigeva una risposta riconoscibile e luminosa.

Daniele Pieroni



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buio luminoso

 

Mostra omaggio per il libro Estratti dal buio di Paolo Aita

edizione Casta diva - Roma 

Salvatore Anelli, Antonio Baglivo, Cesare Berlingeri, Zaelia Bishop, Dario Carmentano, Lucilla Catania, Elvio Chiricozzi, Vittorio Corsini, Salvatore Dominelli, Marilù Eustachio, Franco Flaccavento, Andrea Fogli, Felice Levini, Rocco Pangaro, Salvatore Pepe, Tarcisio Pingitore, Antonio Pujia Veneziano, Fiorella Rizzo, Alfredo Romano, Guendalina Salini, Giuseppe Salvatori, Antonio Violetta

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