1988 - Materia rilevata o dei lembi pitagorici

Copertina - Materia Rilevata L'opposizione segno-gesto, presente nei lavori del ciclo precedente, ha mutato direzione. È divenuta implosiva indagine sui nessi costitutivi della materia. Dove prima c'era caos, ora c'è ordine. Dove prima regnava civettuola e intricante l'antitesi limite-illimite, ora regna incontrastata una serena e in apparenza pacificata compattezza.


Questi i principali elementi di novità. Novità che, però, vanno comprese all'interno di quanto già operato ed esperito. Costituiscono una continuazione piuttosto che una rottura, quindi, con le opere precedenti. Nel ciclo Lembi pitagorici (cfr. il volume-catalogo, edito da Marra Editore, Cosenza), la materia tendeva a molteplici esiti. Era ingorgo memoriale e pulsante gestione spaziale, esplosiva libertà ed estatica narrazione di segni. Forma e informe, dunque, erano come tesi a stabilire una cadenza spazio-temporale; aspiravano cioè a divenire cadenza antropologica e entità ontologica. Come se Salvatore Anelli e Franco Flaccavento, ognuno a suo modo e con i propri mezzi, ricercassero nel viluppo della condizione presente un ancoraggio di un lontano luogo d'origine. Un luogo perduto e dimenticato. Da qui l'ascendenza informale del colore che, 'dall'orizzonte del bordo in alto al quadro, scendeva sgocciolando verso il basso, via via occupando e invadendo la superficie e raggiungendo il limite estremo di essa. Insomma: il peri pio intorno e su Pitagora dal presente con un flusso inarrestabile tendeva a rintracciare un ipotetico appiglio epistemologico, sprofondando nel buio della memoria e della storia. Non così adesso. Ora è proprio questa lontananza ad emergere dalle profondità dell'inconscio e a presentarsi come luogo arcaico della forma, come luogo primigenio della materia che ha racchiusa in sé la processualità del divenire.

Dunque, l'orizzonte propositivo si è completamente rovesciato. Anche il riferimento a Pitagora è mutato. Da metaforico qual'era è d~venuto una astrazione. Lo stesso colore ha subito il medesimo processo di condensazione e di riduzione. Dalla lussuria sgargiante e barocca dei bleu teneri e struggenti, dai gialli indomiti e inquietanti, dai rossi energici e intensi si è passato al nulla assoluto dei neri e delle sue varianti complementari. Placati, i colori si sono per dir così ritirati nelle oscurità delle ombre del tempo. Da qui emergono come limite della non percettività nelle coppie oppositve ruvido-liscio, formainforme, linea retta-curva. Il linguaggio è divenuto sintetico, essenziale. Con fascinosa e corposa evidenza, in un gioco attraente e speculare, si organizzano queste unità linguistiche elementari, all'interno della stessa superficie. Dialettizzano e s'incrociano tra loro. Non tanto per superare o eliminare ogni illusionismo pittorico, piuttosto per spingere la materia fino alle estreme conseguenze dichiarative di sé e delle sue valenze. Nascono così le tavole «votive» di Franco Flaccavento e le sculture-emblema di Salvatore Anelli. Pittura e scultura, ornato e plastica vengono assunti come due diverse possibilità della esplicazione della materia. Ma l'una non esclude l'altra, e viceversa. Sono due modi cioè per recitare la stessa contestuale differenza. Bitume, catrame, luce a quarzo costituiscono un processuale passaggio dal mondo minerale a quello vegetale e da questo al mondo artificiale. Il passaggio è graduato da regole di organizzazione sintattica dei segni elementari; da ragioni intuitive-deduttive; 'da arresto e accelerazioni delle possibilità combinatorie. Da qui le assorte simmetrie geometriche pieno-vuoto, aperto-chiuso; da qui il misurato e segreto rapporto tra assonanze e dissonanze della materia. Si ottengono così l'assoluta purezzapercettiva e il motivato slancio verso i segni e i resti di una memoria storica che, ancora, palpita e vive nelle coscienze individuali. Ed è così che nel rigore della linea geometrica irrompe e traspare l'oggettiva luminosità percettiva della materia che accoglie una densa evocazione di un tempo assoluto dei segni e rincorre i luoghi labirintici del postmoderno per istaurare una nuova dimensione concettuale e procedurale.

In questo modo, mi sembra, che i riferimenti, anche quelli più pertinenti e stringenti, si perdono; Malevich, Reinhardt, Rothko diventano uno dei tanti luoghi della sospesa visione. E pittura e oggetto acquisiscono una propria autenticità e vivezza e s'impongono di contro alla irrealtà della condizione odierna. E, per dirla con Cacciari, l'incoscio riporta alla luce l'estremo esaurimento di un lontano e archetipo mondo del passato con «quella visione festiva che era propria del Theorein, che era proprio del Theoros».

Invito 3 materia rilevata 3 materia rilevata 3 materia rilevata 3 materia rilevata

Gerardo Pedicini

Dati della mostra:

Museo Civico del Comune di Rende (CS) 19 - 28 Marzo 1988

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